Cosa prescrive la normativa sugli addolcitori di acqua?

Una domanda che ci si deve porre ove si decida di ricorrere a dispositivi di questo genere per trattare l’acqua e mitigarne una durezza tale da comportare rischi per la salute e la tenuta di elettrodomestici e tubazioni presenti all’interno della nostra abitazione.

Al riguardo che il D.P.R 412 del 1993 all’articolo 5, specifica che per gli impianti termici di nuova installazione dotati di potenza complessiva superiore o uguale a 350 Kw deve essere effettuato un trattamento dell’acqua sulla base delle indicazioni contenute nella norma Uni 8065.

Prevede in particolare che l’impianto sia dotato di un filtro di sicurezza e un addolcitore ove si produca acqua calda sanitaria con potenze maggiori di 350 Kw, con il preciso fine di mantenere la durezza dell’acqua sotto la soglia dei 15 gradi francesi.

Mentre ove non venga prodotta acqua calda sanitaria si può utilizzare in alternativa all’addolcitore un trattamento di tipo chimico.

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Il D.P.R. 59 emanato nel 2009 impone invece l’obbligatorietà del trattamento d’acqua di impianto anche per le potenze inferiori ai 350 Kw nei seguenti casi:

  • nuova costruzione;
  • ristrutturazione di impianti negli edifici già esistenti;
  • la sostituzione di generatori di calore

Nel 2013, l’addolcitore d’acqua ha visto intervenire sulla normativa esistente il D.P.R 74, con il quale è stato modificato lo scenario relativo al controllo e dalla manutenzione degli impianti.

In pratica la ratio di questo provvedimento è quella di ottimizzare le prestazioni, imponendo controlli d’efficienza energetica tesi a verificare la presenza una serie di funzionalità nei sistemi di trattamento, per gli impianti ove siano previsti.

Il D.M. emesso il 10 febbraio del 2014 ha provveduto ad introdurre i nuovi libretti di impianto, interamente rivisti e riadattati alle indicazione del precedente provvedimento, in modo da essere dotati di un’apposita scheda dedicata all’analisi e alla verifica dei sistemi di trattamento dell’acqua, in cui devono essere riportati il contenuto dell’acqua di impianto di climatizzazione e la durezza totale dell’acqua, di alimentazione dello stesso.

Ove poi sia previsto il trattamento, esso deve riportarne il tipo e il dato sulla durezza dopo le operazioni di addolcimento, sia nel caso dell’impianto di climatizzazione che dell’acqua calda sanitaria.

Le differenze tra i tipi di trattamento

Una volta fatta questa premessa sull’addolcitore d’acqua e la sua normativa, si può procedere senza indugio nell’andare ad analizzare le differenze esistenti tra i tipi di trattamento che sono oggetto della norma UNI 8065
Partiamo dai filtri di sicurezza, dispositivi dotati di materiale filtrante in grado di trattenere sostanze indesiderate. Questo sistema di filtrazione meccanico viene solitamente effettuato con l’ausilio di membrane microporose.
Esistono poi alcuni trattamenti di tipo chimico di condizionamento, i quali espletano la loro azione tramite l’inserimento di appositi reagenti chimici, a dosaggio controllato, ai quali è delegata la funzione di  stabilizzare l’equilibrio nel liquido evitando per tale via la formazione di incrostazioni calcaree.
L’addolcitore è invece un sistema di tipo chimico-fisico che provvede alla sostituzione degli ioni costituenti la durezza dell’acqua, con particelle di sodio, un procedimento che ha luogo all’interno di un serbatoio in cui sono contenute resine a scambio ionico.

L’addolcitore d’acqua viene utilizzato anche all’interno degli elettrodomestici

Abbiamo dunque visto nel caso dell’addolcitore quale sia la normativa di riferimento. Quello che non molti sanno è che questo sistema di depurazione viene adoperato anche all’interno degli elettrodomestici. Sono le stesse case produttrici, infatti, a installare piccoli addolcitori alimentati a sale, in modo da permettere ad esempio alle lavastoviglie di garantire prestazioni di lavaggio adeguate, oltre a preservare il dispositivo da quella durezza dell’acqua che costituisce una possibile causa di rottura e deterioramento, sino ad accorciarne in maniera anche notevole la durata nel tempo.

Mentre all’interno delle lavatrici sono utilizzate soluzioni che prevedono la presenza di un componente “anticalcare”, in grado di stabilizzare l’equilibrio e di evitare per questa via la formazione di CaCO3.

La durezza dell’acqua: facciamo un po’ di chiarezza

L’addolcitore d’acqua presenta quindi una normativa chiara. Meno chiaro, magari, può risultare agli occhi del neofita il concetto di durezza dell’acqua, con le conseguenze che essa può comportare.

La durezza viene ad essere determinata dalla somma di tutti i sali di calcio e di magnesio disciolti nell’acqua che arriva all’interno delle nostre abitazioni.

Va infatti ricordato che il liquido in questione, sia che provenga da un acquedotto che dai pozzi artesiani, è provvista di bicarbonati destinati a rimanere in equilibrio sino a quando non ne venga innalzata la temperatura.

Una volta che ciò avvenga, viene a formarsi anidride carbonica che, liberandosi, provvede ad innescare un processo chimico che sfocerà infine nel ripristino dell’equilibrio precedente In questo processo il bicarbonato di calcio presente nell’acqua, Ca(HC03)2, si trasforma in carbonato di calcio CaCO3 + anidride carbonica C02, producendo in questo processo un prodotto scarsamente solubile e tendente a precipitare dando infine vita al calcare.

Perché si rende necessaria una normativa stringente

normativa, addolcitore d'acqua Il fatto che nel caso dell’addolcitore d’acqua sia necessaria una normativa adeguata, è dovuto proprio al fatto che la durezza dell’acqua può avere risvolti non da poco.

Basti pensare ad esempio al fatto che usare acque ricche di calcare costringe ad utilizzare una maggiore quantità di detersivi e può contribuire al malfunzionamento degli impianti termici e sanitari.

Il calcare, infatti, essendo un ottimo isolante, una volta che si sia depositato va ad impedire il corretto scambio termico nelle caldaie e nelle resistenze elettriche di lavatrici, lavastoviglie e scaldabagni, contribuendo a ridurne l’efficienza energetica.

Le incrostazioni calcaree che si vengono a formare per questa via vanno così a ridurre le sezioni utili all’interno delle tubazioni, con la pratica inibizione del funzionamento delle valvole termostatiche. In tal modo possono aumentare le perdite di carico all’interno degli impianti, trasferirsi un maggiore carico alle pompe, causando maggiori carichi elettrici, sino ad arrivare in alcuni casi all’innesco di fenomeni corrosivi in grado di sfociare infine nella perforazione delle tubazioni. In presenza di questi fenomeni, si può quindi agevolmente comprendere come la questione riguardante la normativa sull’addolcimento dell’acqua sia oggetto di tanta attenzione, non solo a livello nazionale, ma anche comunitario.



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Articolo esauriente sulla normativa addolcitore acqua

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