Il trattamento delle acque reflue rappresenta un problema di fondamentale importanza. Per poter espletare tutte le nostre attività sociali, produttive e ricreative si utilizzano grandi quantità di acqua, con la conseguente produzione di scarichi che, al fine di poter essere restituiti all’ambiente devono necessariamente essere oggetto di depurazione.
Attualmente il trattamento delle acque reflue urbane comporta difficoltà molto maggiori rispetto al passato, quando esse contenevano soprattutto sostanze biodegradabili. Infatti, la presenza sempre più invasiva di composti chimici provenienti da processi di sintesi che avvengono nel settore industriale, ha reso molto più difficile il loro smaltimento.

Si pensi ai corsi d’acqua con una capacità autodepurativa che può essere messa a repentaglio ove la quantità di sostanze inquinanti ricevute sia eccessiva, andando di conseguenza ad intaccare l’ecosistema e i suoi normali equilibri.
Proprio da quanto detto sinora risulta evidente come sia indispensabile il trattamento e la depurazione delle acque reflue mediante sistemi in grado di imitare i processi biologici che avvengono in modo naturale nei corsi d’acqua, rendendoli più rapidi per effetto della tecnologia impiegata.
I processi di base che portano alla depurazione mediante trattamenti biologici vanno a sfruttare tecnologie che sono a loro volta basate soprattutto su fenomeni naturali, che vengono però fatti avvenire in ambienti creati artificialmente.

In tal modo i parametri che li regolano possano essere oggetto di controllo ottimale. In un ecosistema artificiale, viene in pratica a formarsi una comunità di esseri viventi i quali diventano i protagonisti della depurazione biologica in atto. Sono infatti i microbi di diversa origine a cooperare per la degradazione delle sostanze inquinanti presenti nelle acque, per mezzo di processi di mineralizzazione e di raccolta in un materiale semisolido, il fango, che dovrà poi essere separato dalle acque per effetto della sua sedimentazione.

I microrganismi necessari al trattamento delle acque reflue sono non solo i batteri, ma anche quella variegata microfauna già parzialmente presente nel liquame da trattare, cui si aggiungono quelli provenienti dall’ambiente circostante. Il loro sviluppo e la conseguente crescita vengono determinati dalla sostanza organica contenuta nel liquame da depurare che va a formare una sorta di catena alimentare del detrito.
Tale processo è diventato sempre più importante in conseguenza del fatto che l’acqua non è un bene disponibile all’infinito e che quindi vanno non solo perseguiti comportamenti più virtuosi nel suo utilizzo, ma anche sistemi in grado di garantirne la qualità come il trattamento delle acque reflue.

Qual è la normativa di riferimento per il trattamento delle acque reflue

La tutela dei corpi idrici (mari, fiumi e laghi) è l’obiettivo della normativa italiana in materia di acque. Un programma estremamente completo in tal senso viene predisposto tramite il D.Lgs. 152 emanato l’11 maggio 1999, che va peraltro a recepire la direttiva comunitaria 91/271/CEE riguardante il trattamento delle acque reflue urbane. Si tratta in pratica della norma che funge da riferimento normativo per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

Il provvedimento che regola il trattamento delle acque reflue, oltre a disciplinare gli scarichi fissando i valori limite di concentrazione per le varie sostanze in essi contenute si dedica con puntualità alla qualità del corpo idrico destinato a recepirli. In tal senso va a prevedere lo sviluppo delle attività di monitoraggio in grado di quantificare il danno ambientale esercitato dall’uomo, mettendo in campo al contempo le basi per la ricerca di sistemi di depurazione adeguati, con il chiaro fine di preservare la qualità delle acque naturali.
Va poi ricordata il D.M. 198 entrato in vigore il 18 settembre 2002, “Modalità di attuazione sullo stato di qualità delle acque, ai sensi dell’art. 3, comma 7, del D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152″. Esso prevede in particolare la trasmissione ad APAT dalle Regioni e Province Autonome dei dati conoscitivi, di tutte le informazioni e delle relazioni riguardanti lo stato di qualità delle acque. Un provvedimento che trae la sua ratio dalla necessità di diradare la carenza di informazioni sulla materia.

Verso il riutilizzo

trattamento acque reflueGli obiettivi di fondo della normativa messa in campo a livello nazionale sono proprio la tutela dei corpi idrici e la corretta gestione di una risorsa preziosa come l’acqua. Questi obiettivi possono essere meglio conseguiti con un trattamento delle acque reflue tale da prevedere l’applicazione delle conoscenze tecnologiche attualmente esistenti al fine di conseguire risultati validi sia socialmente che economicamente.
Specialmente il riutilizzo delle acque reflue depurate può consentire la fornitura alla comunità di acqua a prezzi più contenuti, almeno nei casi in cui il liquido non debba essere di grande qualità. Un costo più limitato che è la diretta conseguenza del minor aggravio reso possibile dal riciclo rispetto allo smaltimento.

In questo modo é stato compiuto un passo avanti notevole grazie alla pubblicazione del Decreto 185, del 12 giugno 2003, “Regolamento recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue in attuazione dell’articolo 26, comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152″, il quale ha come oggetto la depurazione e la distribuzione delle acque reflue finalizzati al loro recupero e riutilizzo in campo domestico, urbano e industriale.

Un provvedimento il quale va a stabilire le norme tecniche per il trattamento e il riutilizzo delle acque reflue domestiche, urbane ed industriali andando a regolamentare le destinazioni d’uso e i requisiti di qualità. Il tutto con l’intento di tutelare la qualità e la quantità delle risorse idriche, ponendo limiti al prelievo delle acque sia di superficie che sotterranee, cercando di ridurre l’impatto degli scarichi sui corpi idrici recettori e cercando infine di favorire il risparmio idrico tramite il molteplice utilizzo delle acque reflue.

Inoltre, il decreto indica tre direzioni per riutilizzare le acque recuperate: l’irrigazione per scopi agricoli per l’irrigazione, il lavaggio delle strade, l’alimentazione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento e delle reti duali di adduzione in campo civile, la disponibilità di acqua antincendio e per i lavaggi dei cicli termici nel settore industriale. Anche per questi scopi, però, l’acqua deve raggiungere un certo livello qualitativo, soprattutto da un punto di vista igienico-sanitario.

Non va dimenticato che i sistemi convenzionali risultano di solito inadeguati, spingendo all’adozione di nuovi standard tecnologici, tesi ad assicurare migliori prestazioni per la disinfezione e il trattamento terziario. Il tutto puntando sull’abbattimento di nutrienti, carica microbica e sostanze tossiche.



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Il trattamento delle acque reflue rappresenta un problema di fondamentale importanza. Per poter espletare tutte le nostre attività sociali, produttive e ricreative si utilizzano grandi quantità di acqua, con la conseguente produzione di scarichi che, al fine di poter essere restituiti all'ambiente devono necessariamente essere oggetto di depurazione. Attualmente il…

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